BASILICA E CATACOMBA DI SAN GIOVANNI - CRIPTA DI SAN MARCIANO

SAN GIOVANNI

La Catacomba di San Giovanni

La Catacomba di San Giovanni fu iniziata nel IV secolo sulla struttura di un preesistente acquedotto greco che venne scavato e allargato per ottenere ampie gallerie e rotonde con diverse tipologie di sepolture: loculi, arcosoli e fosse terragne.

Vi si trovano: il Sarcofago di Adelfia, monumento marmoreo di singolare bellezza interamente scolpito, e l’iscrizione di Euskia “l’ombrosa” che attesta la devozione a Santa Lucia, patrona di Siracusa, fin dal V secolo.

Le tipologie di sepoltura rinvenute sono quelle canoniche: loculi (piccole cavità rettangolari per l’inumazione di bambini), arcosoli (tombe più complesse, spesso affrescate, che potevano ospitare anche intere famiglie) e fosse terragne (scavate nel suolo, meno nobili, tipiche dello sfruttamento intensivo della necropoli).

La Catacomba di S. Giovanni è stata costruita seguendo l’impianto di un precedente acquedotto greco, secondo una pianta che ricalca quella dell’accampamento militare romano, il castrum.

Dall’unico ingresso si diparte il decumanus maximus, la galleria principale, dalla quale si diramano cinque cardines a nord e altrettanti a sud. Queste gallerie conducono a rotonde, funzionali ai riti e alla preghiera, ricavate dalle cisterne del preesistente acquedotto.

La prima rotonda che si incontra nella zona meridionale è quella di Marina. A sud della rotonda si imbocca una breve galleria che conduce all’arcosolio del vescovo Siracosio, al di sotto del quale si distinguono il monogramma di Costantino e due barche a forma di pesce. Per i primi cristiani la barca simboleggiava la Chiesa; il pesce era un acrostico le cui lettere iniziali in greco (ictus) formano la frase “Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore”.

Da quella di Marina si passa alla rotonda di Adelphia. Qui nel 1872 l’archeologo Cavallari portò alla luce un sarcofago in marmo, oggi conservato al Museo “Paolo Orsi” a Siracusa, sul quale erano scolpiti 62 personaggi e scene dell’Antico e del Nuovo Testamento: al centro una conchiglia che ospita i busti di Adelphia e del marito, il proconsole Valerio.

Proseguendo si trova la Rotonda dei Sarcofagi (o delle sette vergini); il ritrovamento di un’iscrizione dedicata alle beate vergini Filomena e Fotina, permette di ipotizzare la loro appartenenza a una delle prime comunità monastiche.

Tornando indietro si trova il Cubicolo di Eusebio, piccola cisterna quadrangolare dove fu rinvenuta la sepoltura che ha temporaneamente ospitato le spoglie del Papa Eusebio prima che fossero traslate nelle catacombe di Callisto a Roma. Sempre in questa ex cisterna è stata ritrovata una testimonianza epigrafica, che data la morte di Euskia nel giorno della festività di Santa Lucia (patrona di Siracusa), il 13 dicembre; l’iscrizione è di assoluta rilevanza dal momento che attesta la devozione e il culto per la santa già nel V secolo.

Ripercorrendo un tratto del decumanus maximus, ci imbattiamo nell’arcosolio interamente affrescato di Deodata. Nella parte superiore è raffigurato Cristo nell’atto di incoronare la defunta, gesto che simboleggia il suo ingresso in Paradiso; ai lati gli apostoli Pietro e Paolo.

Nel lato settentrionale della catacomba, percorrendo il decumanus minor, incontriamo la rotonda di Antiochia, un vero e proprio pantheon realizzato nel sottosuolo al quale si accede mediante una scala. Sulle pareti vi sono tracce di colonne sormontate da capitelli.

All’inizio della seconda galleria settentrionale della catacomba ritroviamo la cosiddetta “Tomba del Santo” sulla cui lastra di copertura vi sono segni di un rito antico: il refrigerium, banchetto funebre celebrato nel dies natalis. Attraverso i tre fori della lastra venivano versati vino, latte e miele che arrivavano alla bocca del defunto mediante tubicini in rame.

La catacomba, come la vicina basilica, ha subito la profanazione dei popoli invasori arrivati a Siracusa, Vandali, Goti e Saraceni. Queste ripetute violazioni hanno lasciato della necropoli solamente lo “scheletro denudato”, per usare le parole dell’archeologo Paolo Orsi: fu proprio lui che cominciò a indagare con una certa sistematicità, nei primi anni del XX secolo, questa “città sotterranea dei morti”.

La Basilica di San Giovanni

La Basilica di S. Giovanni è stata costruita nel VI secolo dai bizantini. La chiesa era orientata est-ovest, divisa nelle consuete tre navate, e presentava 12 colonne doriche. L’altare fu ricavato utilizzando un sarcofago capovolto la cui collocazione iniziale era al centro della navata maggiore, successivamente fu spostato nell’abside.

In seguito furono apportate diverse modifiche alla struttura della chiesa a causa dei danni e delle spoliazioni legate alle invasioni barbariche; tuttavia la basilica ha dovuto anche far fronte a terribili terremoti, nel 1169, 1693 e 1908). Dopo il secondo sisma, la chiesa non fu più ricostruita per oltre due secoli; venne poi parzialmente ristrutturata grazie ai denari raccolti tra i devoti. La seconda fase della basilica fu caratterizzata dal nuovo orientamento nord-sud e da un ingresso a sud.

L’ultimo crollo avvenuto con il terremoto del 1908 non fu seguito da alcuna ricostruzione, dunque oggi la chiesa si presenta a cielo aperto. Rimangono i soli profili murari, costruiti con materiali di riutilizzo, e il portale decorato con un grosso rosone di XII secolo, contributo dei Normanni, “tra i più belli del medioevo siciliano” (G. Agnello).

La cripta di San Marciano

Secondo la tradizione nel 39 d.C. Marciano fu inviato a Siracusa a predicare il Vangelo. Il Senato si allarmò del successo riscosso dalla nuova religione, ma probabilmente furono i Giudei a uccidere, mediante lapidazione, il vescovo nel 68. Le sue spoglie, oggi venerate nella cattedrale di Gaeta, furono inizialmente deposte in una sepoltura scavata nello stesso luogo del martirio, realizzata per consentire ai fedeli di toccare il corpo del santo.

A partire da questo luogo i cristiani cominciarono a scavare gallerie per la sepoltura dei morti; da qui prese avvio la costruzione della catacomba che ospitò in seguito i corpi dei molti siracusani uccisi durante le persecuzioni romane.

La cripta è il primo luogo di culto del Cristianesimo per tutto l’Occidente: situata a cinque metri di profondità ha inglobato il sepolcro di San Marciano. Secondo gli Atti degli Apostoli (At 28, 12) in questo luogo passò anche S. Paolo nel 61 d.C. (durante il viaggio che in catene lo conduceva a Roma), che si intrattenne per tre giorni con la comunità cristiana di Siracusa.

Durante l’epoca bizantina la cripta fu ampliata, trasformata in una chiesa dalla pianta a croce greca, con tre absidi, colonne e capitelli in stile ionico. Attualmente sono visibili resti dell’antica pavimentazione in opus sectile e degli affreschi raffiguranti Santa Lucia, S. Marciano, S. Giovanni Battista, San Pietro e San Paolo.

In seguito, i normanni ricostruirono parzialmente la cripta, aggiungendo quattro capitelli polistili, ognuno dei quali riproduce il simbolo di uno dei quattro evangelisti. Nel XII secolo l’ingresso della cripta fu abbellito con la costruzione di una volta a sesto acuto, sormontata da un falco, simboleggiante la casata di Federico II di Svevia.

INFORMAZIONI:

 Servizi disponibili : Visita guidata, interprete, accesso faclitato per disabili.

Orari di apertura del sito:
  • Novembre - Febbraio: dal Lunedì al Sabato 9:30-12:30 / 14:30-16:30
  • Lunedì chiuso
  • Marzo - Giugno: dal Lunedì alla Domenica 9:30-12:30 / 14:30-17:30
  • Luglio - Agosto: dal Lunedì alla Domenica 10:00-13:00 / 14:30-18:00
  • Settembre - Ottobre: dal Lunedì alla Domenica 9:30-12:30 / 14:30-17:30
Nessuna barriera architettonica

la visita è guidata ed inclusa nel prezzo del biglietto

COSTO DEL BIGLIETTO
  • Intero: € 8,00
  • Ridotto (under 15 ed over 65): € 5,00
  • Ridotto pellegrinaggi: € 3,00
  • Ridotto scolastico e gruppi di istruzione catechetica: € 3,00
  • (ingresso gratuito per gli insegnanti accompagnatori)

DOVE SI TROVA:

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