CATACOMBA DI S. LUCIA
Delle catacombe siracusane, c’è n’è una legata
al nome di Lucia. Era un luogo molto conosciuto tra gli antichi scrittori,
ma con il tempo se ne è persa la memoria, forse anche perché
la sua posizione centrale l’ha esposta ai saccheggi più
di altre catacombe.
I primi studi sistematici furono eseguiti nel 1887 dall’allora
direttore del Museo Archeologico di Siracusa, Saverio Cavallari; solo
intorno agli anni della prima guerra mondiale, con Paolo Orsi, cominciarono
ad essere indagate con maggiore scientificità. Queste indagini
archeologiche erano soprattutto volte a comprendere il legame tra la
catacomba vera e propria e quello che la tradizione indicava come il
sepolcro della martire. S. Lucia sarebbe stata deposta in un sepolcro
ad arcosolio che fu isolato nel 1685 per poi essere inglobato nella
soprastante Chiesa di S. Lucia al Sepolcro. Purtroppo i lavori per la
realizzazione di questa chiesa hanno compromesso la comprensione di
quella che doveva essere la struttura della catacomba in questo settore.
La genesi e lo sviluppo della catacomba di S. Lucia rimandano ai complessi
catacombali romani. Il cimitero è difatti diviso in quattro regioni,
nate anche dall’accorpamento di ipogei di diritto privato. Le
vie principali sono due e in queste si aprono sepolture e mausolei di
famiglie private.
Tra le tipologie tombali rinvenute ricordiamo: sepolcri a baldacchino
o ad alcova, loculi grandi e piccoli, ipogei di medie dimensioni, mentre
le gallerie servono solo per dare accesso alle singole sepolture.
Ad oggi la catacomba appare spogliata dai numerosi saccheggi, rimane
qualche resto degli affreschi che decoravano l’ambiente e qualche
iscrizione.
Tuttavia nella parte nord-est della Catacomba di S. Lucia, sono state
rinvenute delle decorazioni e soprattutto un grande coperchio in marmo
con acroteri e decorazioni a squame.