CATACOMBA DI SAN GIOVANNI
La Catacomba di S. Giovanni fu iniziata nel IV secolo, dopo l’Editto
di Costantino del 313 che sancì la libertà di professare
il Cristianesimo; dunque questo luogo nacque per una comunità
di credenti che non doveva più nascondere la propria fede.
Le tipologie di sepoltura rinvenute sono quelle canoniche: i loculi
(piccole cavità rettangolari per l’inumazione di bambini),
gli arcosoli (tombe più complesse, spesso affrescate, che potevano
ospitare anche intere famiglie) e le fosse terragne (tombe scavate nel
suolo, meno nobili, tipiche dello sfruttamento intensivo della necropoli).
La Catacomba di S. Giovanni è stata costruita seguendo l’impianto
di un precedente acquedotto greco, secondo una pianta che ricalca quella
dell’accampamento militare romano, il castrum. Dall’unico
ingresso si diparte il decumanus maximus, la galleria principale, dalla
quale si diramano cinque cardines a nord e altrettanti a sud. Queste
gallerie conducono a delle rotonde, funzionali ai riti e alla preghiera,
ricavate dalle cisterne del preesistente acquedotto.
La prima rotonda che si incontra nella zona meridionale, è quella
di Marina, così chiamata per la presenza di un’iscrizione
sulla parte superiore di un arcosolio. A sud della rotonda si imbocca
una breve galleria che conduce all’arcosolio del vescovo Siracosio,
al di sotto del quale si distinguono chiaramente il monogramma di Costantino
e due barche a forma di pesce. Per i primi cristiani la barca simboleggiava
la Chiesa; il pesce invece era un acrostico le cui lettere iniziali
in greco (ictius) formano la frase “Gesù Cristo figlio
di Dio Salvatore”. Da quella di Marina si passa poi alla rotonda
di Adelphia. Qui nel 1872 l’archeologo Cavallari portò
alla luce un sarcofago in marmo, oggi conservato al Museo Paolo Orsi,
sul quale erano scolpiti 62 personaggi e varie scene dell’Antico
e del Nuovo Testamento; al centro troviamo una conchiglia che ospita
i busti di Adelphia e del marito, il proconsole Valerio. Proseguendo
si trova la Rotonda dei Sarcofagi (o delle sette vergini); il ritrovamento
di un’iscrizione dedicata alle beate vergini Filomena e Fotina,
permette di ipotizzare la loro appartenenza ad una delle prime comunità
monastiche. Tornando indietro si trova il Cubicolo di Eusebio, una piccola
cisterna quadrangolare dove fu rinvenuta la sepoltura che ha temporaneamente
ospitato le spoglie del Papa Eusebio prima che fossero traslate nelle
catacombe di Callisto a Roma. Sempre in questa ex cisterna è
stata ritrovata una testimonianza epigrafica, che dato la morte di Euskia
nel giorno della festività di Santa Lucia (patrona di Siracusa)
il 13 dicembre; l’iscrizione è di assoluta rilevanza dal
momento che attesta la devozione e il culto per questa santa già
nel V secolo. Ripercorrendo un tratto del decumanus maximus, ci imbattiamo
nell’arcosolio interamente affrescato di Deodata. Nella parte
superiore è raffigurato Cristo nell’atto di incoronare
la defunta, gesto che simboleggia il suo ingresso in Paradiso; ai lati
gli apostoli Pietro e Paolo. Nel lato settentrionale della catacomba,
percorrendo il decumanus minor, incontriamo la rotonda di Antiochia,
un vero e proprio pantheon, realizzato nel sottosuolo, al quale si accede
mediante una scala. Sulle pareti di questa rinveniamo le tracce di colonne
sormontate da capitelli. All’inizio della seconda galleria settentrionale
della catacomba ritroviamo la cosiddetta “Tomba del Santo”.
Sulla cui lastra di copertura individuiamo i segni di un rito antico:
il refrigerium che consisteva in un banchetto funebre celebrato nel
dies natalis (l’anniversario della morte). Attraverso i tre fori
della lastra venivano versati vino, latte e miele che arrivavano alla
bocca del defunto mediante dei tubicini in rame.
La catacomba, come anche la vicina basilica, ha subito
la profanazione dei popoli invasori arrivati a Siracusa, come i Vandali,
i Goti e i Saraceni. Queste ripetute violazioni hanno lasciato di questa
necropoli solamente lo “scheletro denudato”, per usare le
parole dell’archeologo Paolo Orsi.
Solo con quest’ultimo questa “città sotterranea dei
morti” ha cominciato ad essere indagata con una certa sistematicità
nei primi anni del XX secolo
CRIPTA DI SAN MARCIANO
Secondo la tradizione nel 39 d.C. Marciano fu inviato
a Siracusa a predicare il Vangelo. Il Senato si allarmò del successo
riscosso dalla nuova religione, ma probabilmente furono i Giudei ad
uccidere, mediante lapidazione, il vescovo nel 68. Le sue spoglie, oggi
venerate nella cattedrale di Gaeta, furono inizialmente deposte in una
sepoltura scavata nello stesso luogo del martirio, realizzata in modo
tale da consentire ai fedeli di toccare il corpo del santo.
A partire da questo luogo i cristiani cominciarono a scavare delle gallerie
per la sepoltura dei propri morti; da qui prese avvio dunque la costruzione
della catacomba che ospitò in seguito i corpi dei molti siracusani
uccisi durante le persecuzioni romane.
La cripta rappresenta il primo luogo di culto del Cristianesimo in tutto
l’Occidente, è situata a cinque metri di profondità
ed ha inglobato il sepolcro di San Marciano. Secondo gli Atti degli
Apostoli (At 28, 12) in questo luogo passò anche S. Paolo nel
61 d.C. (durante il viaggio che in catene lo conduceva a Roma), che
si intrattenne per tre giorni con la comunità cristiana di Siracusa.
Durante l’epoca bizantina la cripta fu ampliata, trasformata in
una chiesa dalla pianta a croce greca, con tre absidi, colonne e capitelli
in stile ionico. Attualmente sono visibili alcuni resti dell’antica
pavimentazione in opus sectile e degli affreschi raffiguranti Santa
Lucia, S. Marciano, S. Giovanni Battista, San Pietro e San Paolo.
In seguito i normanni ricostruirono parzialmente la cripta, aggiungendo
quattro capitelli polistili, ognuno dei quali riproduce il simbolo di
uno dei quattro evangelisti. Nel XII secolo l’ingresso della cripta
fu abbellito con la costruzione di una volta a sesto acuto, sormontata
da un falco, simboleggiante la casata di Federico II di Svevia.
BASILICA DI S. GIOVANNI EVANGELISTA ALLE CATACOMBE
La Basilica di S. Giovanni è stata costruita
nel VI secolo dai bizantini. La chiesa era orientata est-ovest, divisa
nelle consuete tre navate e presentava 12 colonne doriche. L’altare
fu ricavato utilizzando un sarcofago capovolto la cui collocazione iniziale
era al centro della navata maggiore, successivamente fu invece spostato
nell’abside.
In seguito furono apportate diverse modifiche alla struttura della chiesa
a causa dei danni e delle spoliazioni legate alle invasioni barbariche;
tuttavia la basilica ha dovuto anche far fronte a dei terribili terremoti
(1169, 1693, 1908). Dopo il secondo sisma la chiesa non fu più
ricostruita per oltre due secoli; venne poi parzialmente ristrutturata
grazie ai denari raccolti tra i devoti. La seconda fase della basilica
fu caratterizzata dal nuovo orientamento nord-sud, e da un ingresso
a sud. L’ultimo crollo avvenuto con il terremoto del 1908 non
fu seguito da alcuna ricostruzione, dunque oggi la chiesa si presenta
a cielo aperto. Ci rimangono i soli profili murari, costruiti con materiali
di riutilizzo e il portale decorato con un grosso rosone (XII secolo),
contributo dei Normanni, “tra i più belli del medioevo
siciliano” (G. Agnello).